In… Formazione: Il PRIMO ANNO DEL Sinodo (4)

DISCERNIMENTO DEI CONTRIBUTI RACCOLTI

IV. CELEBRARE

Avvicinarsi alla preghiera rende le nostre vite aperte alla Parola di Dio e fa sì che i nostri cuori possano assumere atteggiamenti pronti ad affrontare le difficoltà. La pandemia, purtroppo, ha stravolto la nostra vita cambiando le abitudini personali, sociali e comunitarie. Tutto ciò ci ha insegnato a dare maggiore importanza alla preghiera e ad avvicinarci alla liturgia. L’ascolto della Parola non si deve limitare, però, alla celebrazione dell’Eucaristia, ma in tutto ciò in cui Dio viene annunciato, servendosi per esempio della Lectio Divina che viene offerta periodicamente a tutta la Diocesi. Accogliere lo Spirito Santo significa vivere e concretizzare nelle nostre azioni quotidiane il frutto dell’ascolto della Parola. Da più gruppi sono state anche evidenziate le difficoltà di molti fedeli a seguire e comprendere pienamente quanto avviene nelle celebrazioni, ritenute troppo “formali” e incapaci di attirare nuovi fedeli, soprattutto i giovani. La liturgia, pur nella sua bellezza, è spesso “cupa” e viene subita dai fedeli, come opprimente e orientata a fare i conti esclusivamente con il proprio peccato. Si moltiplicano nelle parrocchie gruppi di preghiera e confraternite, che sono chiuse a chi non ne fa parte e rimangono lontani dalla realtà del popolo di Dio.

In ogni liturgia ciascun battezzato dovrebbe sentirsi chiamato in prima persona a prendere parte attiva alla stessa. È molto importante invitare alla partecipazione ai servizi liturgici anche coloro che non sono assidui frequentatori, per aiutarli a sviluppare un senso di appartenenza e servizio alla comunità. È auspicabile aprire ad un maggior numero di persone i corsi di preparazione ai diversi ministeri laicali.

V. coRRESPONSABILI NELLA MISSIONE

Per rispettare la nostra missione di annunciare il Vangelo e portare Cristo agli altri dobbiamo uscire dalla chiesa intesa come luogo fisico, ma anche come “cerchia delle persone che credono”. La pandemia ha impedito alcune occasioni di incontro, di partecipazione e di ritrovo per molti (quali la benedizione delle famiglie prima della Santa Pasqua, le tradizionali feste patronali…).

La Caritas parrocchiale può diventare un luogo per approfondire relazioni con chi si mette al servizio dei fratelli, così come favorisce la collaborazione con altre strutture del territorio che operano nel sociale. I gruppi parrocchiali sono essi stessi realtà di missione, perché permettono ai partecipanti di impegnarsi concretamente e dare testimonianza. È sentito il desiderio di una Chiesa che si incarni sempre più nel territorio con una apertura verso gli altri, una pastorale più concreta delle famiglie e dei giovani, delle famiglie di separati, dei malati e anziani e con una particolare accoglienza verso i nuovi arrivati. Uno degli impegni che si percepiscono più urgenti è la corresponsabilità seria per la missione sul territorio, mettendosi in ascolto dei cambiamenti culturali e valorizzando ciascuno come parte viva e preziosa della comunità.

Inoltre, è emerso come la comunità cristiana abbia il compito essenziale di prendersi cura dei giovani per fornire loro il supporto per diventare a loro volta responsabili nella missione. È necessario che i giovani si sentano incoraggiati e chiamati a svolgere un servizio in base alle loro capacità, mettendo in luce l’unicità del contributo di ciascuno. La Diocesi deve impegnarsi ad amplificare questa chiamata per i giovani, chiamata che devono però sentire anche nei luoghi in cui vivono.

Estratto dalla sintesi diocesana del primo anno del Sinodo